In Finnegan’s Wake

In inglese “wake” vuol dire “veglia”, ma è anche un termine nautico, “nella scia”. Leggete la mia recensione di “Giorni selvaggi”!

Da poco ho finito di leggere “Giorni selvaggi, una vita sulle onde” di William Finnegan (“Barbarian days, a surfing life”, edito da 66th&2nd). Dalla fine degli anni ’60 ai giorni nostri, il protagonista racconta la sua vita intorno al globo a caccia di onde, belle, cattive, giganti. Hawaii, San Francisco, Australia, Tavarua, Sudafrica, Madeira, chi più ne ha più ne metta. Alla fine delle cinquecento pagine ho incamerato un po’ di gergo surfistico (swell, closeout, kook) e due concetti fondamentali (spoiler alert!):

  1. Il mondo è cambiato tantissimo nel giro di pochi decenni. Negli anni ’70 i nostri eroi scoprivano Tavarua in pianelle, e venivano abbandonati sull’isola con taniche d’acqua sporche di benzina. Trent’anni dopo nello stesso sito sorge un resort. Gli ospiti vengono accompagnati sulla lineup da una moto d’acqua, un personal trainer consiglia quali onde affrontare e quali lasciar passare.
  2. Ingrediente fondamentale del surf è il Terrore. Un’onda si forma essenzialmente perché trova un ostacolo, sotto forma di barriera corallina, scogli, banchi di sabbia. Il surfista sfrutta l’energia dell’onda che vorrebbe schiacciarlo sull’ostacolo per scivolargli a fianco, e porsi al sicuro. Un po’ come il salto sulle corna del toro: il toro carica, il fanciullo gli si fa incontro e sfrutta l’energia della cornata per schivarlo. A differenza del toro, l’onda può impedirti di prendere la rincorsa: se troppo grande risucchia tutta l’acqua di fronte a se, lasciandoti all’asciutto sull’ostacolo, nudo come un granchio.

Questo secondo concetto, assieme alla copertina di Scarabottolo, mi ha ispirato per l’immagine che segue. E’ incredibile come alla mia età, e dopo una gran quantità di ore disegnate, sia ancora alla ricerca di uno stile. Qui è tutto analogico, con i miei strumenti preferiti: BIC Crystal + Prockey.

Oops! Ho pure dimenticato di firmarlo!

A casa!

Noi ce li prenderemmo pure questi disgraziati, fuggono da realtà degradate, nipoti di ex repubblichini, scuole dei Parioli, ma sono troppi! Noi già abbiamo il nostro bel da fare con tutti questi leghisti, forzitalioti e pentastellati…

BIM-ba su Python

Questa estate ho studiato un po’ di Python, non sapete quanto ho dovuto sudare tra ambienti virtuali e moduli Apache.

Questa estate ho studiato un po’ di Python, un linguaggio di programmazione molto moderno, molto bello e abbastanza facile da imparare. Python è a suo agio su qualsiasi sistema operativo, sul web, sul Raspberry Pi.

Per fare i siti web ci sono diversi programmi scritti in Python, tra cui spicca Django che ho studiato nella versione Wagtail. Django è leggero e potente, ma richiede un certo impegno di programmazione, non sapete quanto ho dovuto sudare tra ambienti virtuali e moduli Apache.

Tutto questo per convertire BIM-ba.net da WordPress a Django. Attualmente BIM-ba è un plugin di WordPress, e vorrebbe essere un modellatore architettonico molto di base. WordPress è scritto in PHP, mentre Django è in Python, che sta alla base di GIMP, Blender, FreeCAD. Python ha delle librerie grafiche e matematiche da paura, che mi piacerebbe sfruttare per la mia creatura.

Nelle prossime settimane vi presenterò alcune applicazioni di Realtà Virtuale che ho sviluppato per la nuova casa di BIM-ba.

Si è fatta una certa

Massimo impegno, con grande dispendio di energie, per procrastinare ciò che non ci va di fare.

Do (not) Repeat Yourself

“Be DRY”, sii asciutto, non ti ripetere: è il mantra del programmatore. Nell’antichità lo diceva Tantalo a Sisifo.

Tinmen crossing

Questa estate mia figlia ha cominciato a studiare per la patente, da cui le interpretazioni fantasiose dei segnali stradali.