Andy’s Digital Adventures: Mac

Avevamo un mito familiare, quello del quarto fratello: nato tra me e Gabriele, era talmente timido ed elusivo che nessuno di noi l’aveva mai visto. Mi pare si chiamasse Giorgio, Giorgio Guerra. Quando nessuno voleva accollarsi la responsabilità bastava dire: “E’ stato Giorgio”.

Ugo, Andrea, Giorgio e Gabriele
Ugo, Andrea, Giorgio e Gabriele

Nel 1989 Giorgio si incarnò in un Apple Macintosh SE, e divenne subito il nostro beniamino. Dark Castle, Hypercard, queste parole vi dicono qualcosa? Gabriele era dipendente da Dark Castle. Inchiodato al tecnigrafo (il massimo dell’analogico), ascoltavo il suo progredire da un quadro all’altro, tra squittii di pipistrelli e lanci di boccali in peltro (nell’altra stanza mia nonna commentava l’ennesima tornata del Gioco delle Coppie, ma sto divagando). Col Mac ho prodotto tonnellate di cose. Ho disegnato l’ultimo esame di progettazione con il Paint. Non avevo stampante, consegnavo il dischetto a mio padre e lui la sera se ne tornava con un pacco di A4, che io giustapponevo con lo scotch trasparente fino a formare tavole enormi. Poi passavo dal cianografo e facevo copia da copia (con la Regma, ricordate?), scalando di un pelo dato che il Paint non era molto preciso. I miei disegni raster erano visti come il fumo negli occhi, ma furono costretti a darmi il massimo dei voti data la mole di lavoro. In seguito scoprii Canvas, che era vettoriale. All’epoca mi pare avesse livelli di cui potevi fare bring to front / send to back, i disegni erano belli, ma faticosi da realizzare. Usai Canvas sul Mac II dell’amica Roberta, conquistando finalmente la dimensione cromatica. Con il Mac fui introdotto anche alla modellazione tridimensionale. Nel corso di Disegno Automatico (sic), c’erano un paio di Macintosh e qualche PC. Guardavo quelle linee rosse e ciano su sfondo nero di AutoCAD e pensavo: poveracci. MiniCAD aveva lo sfondo bianco, come il pezzo di carta su cui sto scrivendo. Ma il Mac non era solo disegno, ripresi in mano il Basic per fare un po’ di calcoli strutturali. La cosa più interessante fu la modellazione di un portale strallato, in sostanza l’inversione di una grossa matrice. Per simulare il tiro degli stralli applicavo delle forze orientate all’estremità dei cavi, tenendo però conto dell’elasticità del materiale. Ne discussi col Professore, loro usavano la dilatazione termica lineare, “raffreddavano” il cavo per accorciarlo. Ricordo che i risultati mi costrinsero a fare alcune modifiche: l’asimmetria della struttura (si era in pieno decostruttivismo, cazzo) generava dei movimenti orizzontali che riuscii a bloccare solo grazie ad uno strallo aggiuntivo. Ma era una sconfitta: nel progetto originale la trazione negli stralli si compensava con la compressione nei montanti, mentre questo nuovo strallo era ancorato a terra, e necessitava di una enorme zavorra in cemento armato. Dopo qualche anno ritornai al laboratorio di Disegno Automatico. Una assistente, come si suol dire, mi rigirò come un calzino: i Macintoshari vogliono la pappa pronta, mentre chi usa il PC suda col cacciavite in mano, ma vuoi mettere la soddisfazione! La mia vita digitale era ad una svolta.

The VIX
The VIX

Guardate il disegno qui sopra. La presa d’aria è modellata in MiniCAD, poi trattata col Paint. Bastava aggiungere i pupazzetti ed il gioco era fatto. Il fumetto completo lo trovate qui.

Andy’s Digital Adventures

A conti fatti sono più di trent’anni che ho a che fare con i computer, e mi sembrava interessante fare un resoconto di queste avventure digitali.

ComputHeroes
ComputHeroes

Il primo computer di famiglia fu un Texas Instruments 99/4A (riposa ancora in qualche scatolone a casa dei miei). Erano i primissimi anni ’80. Design molto bello, tastiera nera, corpo in alluminio, si collegava al televisore di casa e presentava un grosso slot sul davanti per inserire le cartucce di espansione. La cosa più bella era la gestione della memoria, che richiedeva ben due lettori di audiocasette, uno per l’input e uno per l’output. Per caricare un programma riavvolgevi l’audiocassetta (ognuna ne conteneva tanti), azzeravi il contatore e poi schiacciavi forward finché il contatore non segnava il numero corrispondente all’inizio del programma (il numero era trascritto a penna sulla copertina della cassetta). Play, scroscio di bit ed il programma era caricato! Si programmava in basic, i programmi li inventavamo noi oppure li trascrivevamo da riviste specializzate. ON GOSUB, IF THEN ELSE, ho passato ore a programmare. Realizzai una serie di giochi, il più bello si chiamava “Obscure Castle”, un labirinto con stanze collegate da porte. La stanza in cui stava il giocatore risultava illuminata, tutte le altre erano al buio totale. Bisognava recuperare un tesoro schivando delle mummie molto lente, che si muovevano tutte verso il giocatore e potevano attraversare i muri. Avevamo una sola espansione di memoria, per programmare in Assembler. Il relativo manuale era così spesso che non ebbi mai il coraggio di affrontarlo. Mio padre ci smanettò un poco: degli enormi sprite colorati attraversavano lo schermo ad una velocità pazzesca. Mi resi conto che stavo guardando il futuro negli occhi, ma non bastò a conquistarmi. Anche mio padre programmava, soprattutto nell’ambito dei suoi studi musicali. Aveva scritto dei programmi che generavano delle fughe casuali alla Bach, roba forte. Il Texas era nel nostro stanzone, spesso mi addormentavo con papà che ticchettava sulla tastiera, illuminato dal baluginare catodico. L’ultimo utilizzo risale alla fine degli anni ’80. Per un esame universitario rispolverai il vecchio Texas e realizzai un grafo per il calcolo del tempo di percorrenza. Il programma tentava tutti i possibili percorsi, memorizzando l’ultimo percorso più breve. Appena il percorso successivo eccedeva quello in memoria, il programma lo scartava e passava appresso. Stavo comunque utilizzando una tecnologia di dieci anni prima, era giunto il momento anche per me di passare appresso…

Bello, vero?
Bello, vero?

L’immagine seguente è bellissima: 1981, la vita del blogger Scott Hackett sta per cambiare per sempre. Da notare gli oggetti sullo sfondo.

Natale del 1981.
Natale del 1981.

Questo link per una libreria di giochi per il Texas.