Graforibelli, la mostra

Venerdì 26 Settembre alle 18:30 si apre, alla Casa della Memoria, una mostra di vignette originali dei Graforibelli, gruppo di disegnatori attivi a Roma nel 1990 durante il movimento della Pantera. Io ero (e sono) uno di loro. (La mostra dura fino al 7 novembre, la Casa della Memoria è aperta Lun-Ven da mane a sera e si trova in via S. Francesco di Sales).

Flyer della mostra dei Graforibelli
Flyer della mostra dei Graforibelli

1990 – Sono un Graforibelle, mamma!

All’epoca ero uno sbarbatello studente di architettura, e per la prima volta nella mia vita… non disegnavo, cioè non facevo fumetti. L’attività che aveva riempito i pomeriggi della mia infanzia e adolescenza si era praticamente liquefatta. A fine ’89, in risposta ad una legge di ristrutturazione dell’università (legge Ruberti), fu occupata la facoltà di Palermo, seguita a ruota da altre sedi. Il 19 gennaio toccò a noi: alla fine di una emozionante assemblea Architettura è occupata!

La mia adesione al movimento fu totale anche se disillusa, mai orientata alla produzione di documenti politici: le mie attività erano il servizio d’ordine (prediligevo i turni delle quattro del mattino), la pulizia dei corridoi (ho anche sturato il cesso del dipartimento di statica) e le vignette. Le disegnavo di nascosto e le appendevo sui muri, cercavo di rimanere nell’ombra per poter rappresentare gli avvenimenti dall’esterno, fornire una coscienza critica ma tenera. Gli altri disegnatori (i Graforibelli) mi davano la caccia.

Scoperto, mi integrai al gruppo: Valerio Bindi, Carlo Barbanente, Carlo Prati, Roberto Grossi, più defilati Nicola Guerri, Guido Gentile, Luca Fabbri e Pasko (qualcosa anche da Daniele Mainardi, e perdonatemi se dimentico qualcuno). Occupavamo la tipografia della facoltà, ci sfidavamo in maratone di disegno, inondavamo le assemblee di prese per il culo cartacee: reduci del ’77, giovani miglioristi, cattofasci, noi stessi, nessuno poteva sentirsi al sicuro. E le nostre vignette rimbalzavano via fax alle altre facolta, sui giornali, sul piccolo schermo. Ho sentito un compassato commentatore televisivo citare a memoria una delle mie battute: “Scopa e paletta, occupante perfetta (scusate, avevo esigenze di rima)”. Chi è più cretino, io o lui?

A fine occupazione Valerio scappò con l’archivio dei Graforibelli sotto braccio. Assieme a Roberto confezionammo un libro che raccoglie le vignette che ci sembravano migliori, libro edito dalla CLEAR. Libro bruttissimo, sbagliatissimo, stampato su carta strafiga, copertina a colori blu elettrico, mentre era grigio-toner esausto il colore di quel movimento.

2014 – L’eredità dei Graforibelli

24 anni dopo, l’Assessorato alla Cultura di Roma decide di fare una serie di incontri e di mostre che raccontino la Pantera. La sede è la Casa della Memoria, istituzione della coscienza antifascista della città. Ci chiedono di allestire una mostra “dell’ala creativa del movimento”, possibilmente con i disegni originali. L’archivio dei Graforibelli rivede la luce, i tre estensori del libro si ritrovano attorno ad uno scatolone.

E’ stato molto emozionante riavere tra le mani gli stessi pezzi di carta di mezza vita fa, quasi fosse passato solo un giorno tale è la qualità dell’inchiostro (Prockey, UniPosca, Feltip, BIC ecc.) e la tenuta della carta. La materia supera di gran lunga la memoria, visto che alcuni miei disegni è come se li vedessi per la prima volta. Ritrovo alcuni appunti per fumetti fatti in seguito e di cui ho perso gli originali, altri di fumetti mai realizzati. Riusciamo a ricostruire il palleggio delle battute da un autore all’altro, da un foglio all’altro, da un giorno all’altro. Spesso rido come un cretino.

Ci rendiamo conto che mezza vita fa avevamo già previsto questo momento, ed eravamo venuti incontro ai noi stessi vecchietti catalogando le vignette, protocollando le “session” di disegno con tanto di data (ci fidavamo troppo della nostra memoria futura, non scrivevamo l’autore), disseminando i disegni di note e particolari che permettessero di ricostruire un presente che già allora doveva sembrarci sfuggente.

Peccato che all’epoca le graphic novel, i blog, ancora non fossero stati inventati: pur non essendo organici al movimento, pensavamo fosse necessario rappresentarlo in maniera corale, e le nostre aperture (chiusure?) all’intimismo erano un po’ troppo timide. A parte le delusioni d’amore, tema gettonatissimo, l’approfondimento si riduceva quasi sempre ad una nostalgia dell’appartenenza al Movimento: da un lato lo anelavamo, dall’altro volevamo esserne fuori. Avremmo dovuto saper raccontare meglio noi stessi, senza paura.

Leggete anche questo resoconto di Roberto Grossi.

Autore: Andy War

Born in Naples, 1965, lived in Princeton and France, then back to Italy. Comics. Grendizer, Star Wars, Lucky Luke. Architecture, Punk Rock. Sciattoproduzie, structures. Digital animations, running, hospitals. I live and work in Rome, married with two children.

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