Il racconto del Ciclo #3

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Il ladro usa l’uovo come una specie di lasciapassare. Sembra più nobile, attraversa indisturbato la città, le caserme ed i templi, discende le scale che portano ai magazzini, ai serbatoi crepati e alle fognature, segue i piccoli rivoli d’acqua che attraversano le fondazioni…

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…attraversa torrenti che si gettano in fiumi che alimentano paludi…

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…e finalmente raggiunge le rive del Mare Interno, dove siede e aspetta le migrazioni delle madri esterne, le sirene, le ultime a svegliarsi dal letargo, creature misteriose e possenti. E quando una di loro si avvicina troppo alla riva per scaldarsi, la arpionano…

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…e la cavalcano per giorni e giorni, finchè non sono sfinite e non ricevono nella loro grande bocca il quinto e ultimo uovo. Dopo che si separano, il ladro torna alla sua foresta, braccato dai soldati, mentre le sirene prorompono in languidi canti, si riuniscono in grossi banchi e scompaiono danzando nelle profondità del mare.

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E dalle profondità del mare le uova si schiudono e piccole larve vengono a galla, amorevolmente accudite dalle viaggiatrici. Esse liberano dei resti del guscio le larve di sirena e le lasciano guizzare nel mare a cui appartengono.

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Le altre larve le annidano nei loro lunghi capelli e si mettono in cammino. Dopo poco, sincerandosi che non ci siano ladri affamati nei dintorni, nascondono le loro consorelle in luoghi sicuri e ricchi di cibo, dove potranno crescere indisturbate ed intraprendere da sole il loro primo viaggio.

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